Samhain de che?

Mi ricordo da piccolo, in Sicilia, questa era (ed è) la festa dei Morti. La consuetudine voleva che i membri della famiglia , in questi giorni, visitassero , al cimitero, le tombe dei familiari scomparsi. Venivo così a conoscenza del volto di nonni, zii, bisnonni , parenti alla lontana, che non avrei mai visto in carne ed ossa. Solo bianche lapidi e una foto. La magia dei lumini, il muschio che incrostava le pietre, l’odore un po’ acre delle pigne dei cipressi, la loro linfa. E nonostante tutto, il silenzio del cimitero. Nonostante ci fosse gente, tutti mantenevano un rispettoso silenzio, un momento di meditazione, di contatto con l’altro mondo. E una volta a casa la domanda era - Cosa ti hanno fatto trovare i morti? - Niente fatine del dente, niente babbi-natale, dalle mie parti erano i morti che ti portavano i doni. Di solito un giocattolo, dei dolci, cose semplici. Si andava a letto la sera del primo novembre e ci si svegliava la mattina del due e si iniziava a perlustrare la casa. La caccia era aperta al dono che i morti avevano portato. Chissà perchè , capricciosamente, a volte lo imboscavano in posti inaccessibili, altre volte invece era lì in bella vista, sul comodino, pronto a ricevere le mie amorose attenzioni una volta che mi fossi svegliato. Mi ricordo una volta un salvadenaio a forma di mela. Una mela con gli occhi e la bocca e probabilmente anche un verme verde dentro. Tu posavi la monetina sulla fessura e il verme usciva fuori, acchiappava la moneta, e la faceva cadere all’interno. Mi ci divertivo un mondo, poi si ruppe.
Insieme al dono c’erano a volte dei dolci, delle sagome di cavalieri o di dame, tutti fatti di zucchero , che noi chiamavamo appunto ‘I pupi di zucchero’, i fruttini di pasta reale (detta anche pasta Martorana) , ovvero piccole miniature di frutti veri, coloratissime, profumatissime, realizzate in pasta di mandorle dolcissima (che da bambino odiavo e anche adesso non riesco a mangiarla), i Totò (dei dolci informi , alcuni spolverati di cacao e altri solo glassati di zucchero). Mi è rimasta la nostalgia di questa festa, di quei ricordi, che associo inevitabilmente all’autunno e alle foglie morte. Domani se riesco andrò al cimitero monumentale di Torino. Qui non ho nessun parente morto, ma porterò un fiore a qualche tomba abbandonata, e assaporerò la pace del luogo, cercando un po’ di pace anche per me.







