I Placebo a Torino
Ieri sera sono stato a vedere il concerto dei Placebo , alla Certosa di Collegno, luogo famigerato per precedenti esperienze neanche troppo lontane in linea temporale. Ero in compagnia della mia amica/collega Diamanda (che vedete nella penultima foto cogli occhialini alla Wertmueller). Il concerto è cominciato verso le 8:30 ad opera dei Deasonika, band che non conoscevo ma che ho avuto modo di apprezzare tantissimo intanto che cominciavo a sentirmi più sciolto, dopo una birra-e-gin e una salutare canna. Rock decadente , atmosfere cullanti, malinconiche, alternate a barriere sonore e sprangate di chitarra. Molto molto interessanti , mi sono ripromesso di recuperare qualcosa dei loro dischi. Un’ora dopo, appena si allontanano i vari tecnici del suono che per mezz’ora si erano alternati a fare varie prove strumenti e microfono entrano in scena loro, i Placebo. Brian Molko indossa una camicia bianca e un gilet nero, pantaloni scuri, niente di esagerato. (a differenza di certi ragazzi che ho visto in giro tra la folla che sembrano cloni dark/punk di Marilyn Manson o dello stesso Molko, uno addirittura è completamente vestito in lattice e pelle e se contate che a Collegno ci sono buoni 32 gradi e 90% di umidità riuscite a immaginare come possa sentirsi). La prima impressione che ho è che Molko fuma un casino. Durante le 10/12 canzoni che hanno suonato avrà fumato una ventina di sigarette, alcune anche durante i pezzi, cantando e con sbuffatona finale di fumo verso l’alto in una colonna di un metro/ un metro e mezzo. Ma come fa?
It’s in the wild baby…
All’inizio arriva anche un improbabile presentatore che dice che a causa di un incidente uno dei membri del gruppo non sarà presente e che però gli altri faranno del loro meglio per farci divertire. Infatti quando entrano in scena manca… il batterista. Pensiamo a uno scherzo, e in effetti poco dopo viene portato in scena da due energumeni sopra ad una barella, con un bicchiere di birra in mano e delle manette (!!!).
Suonano pezzi soprattutto del loro ultimo album , Meds, ma con alcune clamorose eccezioni : Twenty Years (che ho dedicato alla mia amica) e … udite udite una versione liricissima e rockosa di Running Up that Hill di Kate Bush (che le migliaia di ventenni attorno a me non conoscevano, praticamente ero l’unico a sbracciarmi e a urlare GRANDI! GRANDI! BRAVI !BONI !NUDI! ecc ecc ).
A un certo punto Molko (aspirando dalla sua brava sigaretta, se ne esce con queste precise parole :
“I want to dedicate this song to the greatest italian singer of all times : Umberto Tozzi , my hero..”
E attacca una indiavolata versione di One of a Kind. Dire che sono sbigottito è il minimo, e chi se lo aspettava un numero del genere? Penso che la cosa fosse ironica… voglio sperare. Umorismo inglese?
Attorno a me la calca si fa sempre più pressante, faccio qualche foto col palmare (purtroppo la risoluzione è limitata) e… ricordatemi di non tirare più fuori il palmare quando parte una pogata della Madonna… Con una mano ho dovuto afferrare la mia collega per trascinarla via dai più scalmanati e con l’altra cercavo faticosamente di rimettere il palmare nella custodia mentre attorno a noi si scatenavano onde di gente impazzita. Per fortuna la cosa è durata poco, vuoi il caldo , vuoi la stanchezza , erano tutti un po’ moscetti ieri sera. Mi accendo un’altra canna e mi viene da pisciare, maledetta birra. Ma devo resistere perchè andare via vorrebbe dire attraversare un mare di gente. Lentamente mi riprendo e inizio a ballare al ritmo delle canzoni, mi rilasso, mi lascio andare. E’ bellissimo.
Attorno a me fiumane di gente bella e interessante, qualche ragazzo si toglie la maglietta, tutto un fiorire di pettorali , bicipiti, tricipiti, scapole, clavicole, capezzoli, ombelichi. Mi viene da sbavare davanti a tutta questa bella merce esposta. Provo a passare la canna a uno che mi piace. Lui rifiuta. In testa mia penso - c’ho provato, che si fotta… -
Intanto Diamanda lamenta un po’ di male alla gamba, la sorreggo un po’ e le dico che tra un po’ ci mettiamo di lato dove c’è meno casino. Si apre uno spiraglio e ci spostiamo. Nel nuovo posto si sta veramente molto meglio (prima eravamo a una ventina di metri dal palco) anche se siamo più distanti, però si respira e c’è più spazio. Accanto a noi un gruppo di ragazzi spagnoli che bevono da bottiglioni di DrPepper pieni, immagino, di ogni nefandezza alcolica dell’universo. Uno di loro, aridaje a torso nudo, è un vero gioiello di bellezza mediterranea. Decidiamo di restare lì fino alla fine.
Alla fine del concerto fanno il trucco di andare via e poi ritornano a fare altri tre/quattro brani, come è prassi. Ma dopo questi ultimi nessuno urla ‘Fuori Fuori’ e così ovviamente loro non escono più ed il concerto è finito.
Ma che mosci tutti sti GGggiovani!!!


















