You feel like a bug!

30 September, 2006

Ritorno al pianeta

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 13:27

Rome

Sono un po’ raffreddato, o magari è lo stress. Sì è lo stress che mi abbatte e mi fa venire voglia di arrotolarmi in un bozzolo in attesa della prossima trasformazione, del prossimo viaggio. Roma è stata un’esperienza mista: da una parte tutto il contorno lavorativo, composto di sbattimento, studio matto e disperatissimo (per quanto abbastanza inutile, a volte mi sono sentito un idiota a non capire le cose che leggevo. Ma tant’è ormai l’esame l’ho dato e dovrei averlo passato, ma la conferma mi arriverà via mail dall’America nei prossimi giorni. L’ufficio era vicinissimo al Colosseo) Il fatto è che non puoi studiare bene lontano dalle tue cose, lontano da ogni forma di sollievo e dovendo affrontare ogni giorno situazioni nuove ,anche un po’ pesanti. Il secondo filo che mi ha legato a Roma invece è stato quello della scoperta della città, delle passeggiate, l’avere incontrato alcune persone che desideravo tanto incontrare. Lunedì e Martedì serate passate con i colleghi di lavoro, ristoranti carissimi e dove ho mangiato benissimo. I colleghi crucchi erano stregati dalle prelibatezze nostrane. Io ero stregato dalla bellezza della città, dalla gente bella che girava per Trastevere , dove improbabili prestigiatori indiani con accenti altrettanto improbabili si producevano in ingoiamenti di spade finte o ghigliottinamenti di mani con ghigliottine finte. Giovedì pomeriggio, in un baretto pieno di najoni che scoccavano sbaciucchi e ‘dobryi den’ alle turiste slave di passaggio ho incontrato finalmente il fratello Voyage, venuto apposta dall’Etruria per l’occasione. E di lì a poco avrei conosciuto anche i gentilissimi Sogniebisogni e Redrum (mi manca il link). Tra piacevoli conversazioni su cinema e architettura e cazzate abbiamo passato una piacevolissima serata (Eh sì , caro Sogni, il peperoncino della pizza si sente in entrate e in uscita, confermo :) )) condita anche da qualche coup de theatre tipicamente romano: mentre stiamo passeggiando in una ridente via del quartiere La Garbatella assistiamo ad un principio di rissa tra un tizio che passava di lì , in macchina, e un altro che invece se ne stava placido sul balconcino della sua abitazione. Tutto un fiorire di ‘A Stronzo! A ‘nfame! Scendi! Sticazzi! E scendi che te piscio ar culo! (sic!) . Io e Voyage ne abbiamo ghignato per tutta la serata. Fratellozzo, è stato bello ridere insieme a te e guardarti negli occhi (e che occhi !! :) )))
Ieri ho fatto un giornatone assurdo. Prima l’esame (durato 6 ore) , poi ho attraversato la Stazione Termini per lungo fino al treno per Fiumicino (sarà un chilometro e mezzo? ) e infine l’aereoporto dove ho fatto almeno 2 ore e mezza di attesa prima del volo per Torino. Meno male che avevo il libro ‘Tuttalpiù muoio’ a tenermi compagnia. L’ho quasi finito ormai. A Caselle è venuto a prendermi il dolce Glenda e stanotte alle 2.00 ho spento la luce e ho abbracciato il sonno. Mi sento che la vita mi scorre attraverso le dita in una sensazione ibrida fra tristezza e gioia , così indecifrabile e forte che potrei anche impazzire: Sono così contento di vivere che potrei anche morire.

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29 September, 2006

nessun abito di scena

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 10:36

perché voglio che resti esposta la carne di questa insistenza di amicizia.
‘vorrei che ricordassi gli eventi, non soltanto gli stati d’animo che ne conseguono’ - non so che farci, io non trattengo ricordi fattuali, non è una mancanza di garbo dei tuoi confronti. mi rimangono addosso giusto i precipitati emotivi,e non mi sembra che nel cambio ci perda nessuno. cosa dovrei ricordare, poi, le bestemmie impigliate negli incisivi alla fermata del tram mentre litighiamo al telefono?
‘questa cosa di vederci mi mette l’ansia’ - pensa a me un poco la attenua, parlare senza peso con te, infilare battute volgari e versi di Pessoa. credevo fosse questo il senso della nostra frequentazione, darci sollievo a vicenda, reggere il peso della giornata io con una mano e tu con l’altra, come le donne che portano la spesa insieme.
’sono stato sincero’. bravo. un’ovazione. tu sei sincero, io no. quindi? umanamente risulto meno denso? e non ci intendiamo sulla terminologia. quando mi hai domandato di aderire con la mia spalla alla tua e stare in silenzio ad aspettare che stessi meglio, la mia spalla era sincera. su di me mento perché di me non voglio parlare, eccetto qualche scheggia che mi scappa insieme al vomito. approfittane, in genere le persone schiacciano il prossimo sotto il peso della propria molesta autobiografia.
e il tono di voce imploso nel volume, soprattutto messo a confronto con la mia che trattengo a stento, ti rende così formalmente nella ragione e razionale e controllato e gentile anche quando non lo sei.
forse io e te non ci siamo mai conosciuti, è la proiezione di fantasia di uno dei due che si annoiava. potevo inventarti meno educatamente crudele, potevi inventarmi con meno guasti di sistema.

stanotte ho sognato serpenti che mi aggredivano.

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26 September, 2006

ansia da prestazione

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 15:17

domani è il compleanno di un mio amico (quello sensibile al ferro di amsterdam di qualche post sotto, per intenderci).
egli è stato recentemente sinistrato da una repentina ed inaspettata chiusura sentimentale, nel senso che la faccia decorata dalla porta sbattuta era la sua.
si pensava così di organizzargli una festa sabato sera.
il piano è in moto. prenotailtavolocercalindirizzodeitiziconcuivaaballarelatinoamericano
chenonliconosciamomaquellopelatovistolascorsasettiamansembravasimpatico
simaledonnechileportamaqualica**odidonnetuasorellasemprequella, etc.
vorrei che si togliesse la sabbia dagli occhi e fosse felice - anche senza senso anche per appena.
in subordine vorrei creare rumore e confusione tali da sovrastargli il perché perché perché in costante rotazione nel suo cervello.
come regali, sufficienti?

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24 September, 2006

Niente da capire

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 17:33

Ebony

Ieri notte sono tornato a casa ubriaco. Ubriaco come non mi succedeva da tempo. Da non potermi tenere dentro tutto il veleno marcio che avevo in corpo. Se avessi chiuso gli occhi il mondo avrebbe cominciato a girare e non sarei più riuscito a tenerlo. E così ho deciso che avrei dovuto vomitare per liberarmi del peso e del dolore. E così ho fatto. Si può vomitare e piangere? Si può vomitare e ridere? Mi dispiace, Ferni, ti faccio dei discorsi responsabili, da adulto, e poi mi ubriaco come un ragazzino di quindici anni con la sua prima bottiglia di vodka. Ognuno ha dei lati meno graditi nel suo self, io ho i miei. La vita in questi giorni è una scivolata nel burrone, a qualunque cosa mi appigli non riesco a restare legato più di tanto. Sono schiacciato tra un lavoro che mi martella e una serie di idee + o - balzane sulla necessità di cambiare casa, cambiare città, cambiare cambiare cambiare. E non riesco a venirne a capo. Reclino la testa, metto in pausa per il momento. Questo non è il momento. Domani parto per Roma e non so cosa farò ne’ dove andrò ne’ chi vedrò ecc ecc. Ma l’insicurezza dell’ignoto ha smesso di spaventarmi. Da tempo.
Oggi alla Fnac ho comprato “Tuttalpiù Muoio” di Albinati & Timi (Ed. Fandango), libro di cui avevo letto una breve recensione da parte del buon fratellozzo Voyage. Mi è sembrata una frase esorcizzante, liberatoria. Che cosa volete che succeda mai? Tuttalpiù si muore. Ecco tutto. E passa la paura.

Adesso vado a farmi le valige.

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23 September, 2006

parti molli

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 9:51

è soprattutto perché le parole spavaldamente non hanno un senso, messe lì per assonanza con i moti dello stomaco, che mi innervosisce.
invischiata nei postumi di riflessione delle rimembranze fotografiche di Korben- lo so lo so, per questo ho i polsi rovesciati e sensibili.
la promiscuità tra lo strazio di un’estate scaduta e l’autunno che si alza in piedi e la urta malamente, le scadenze della volgare sopravvivenza già spalla a spalla.
certe frequentazioni che proseguire è come spingerle a peso morto e poi cadere perché ripartono e non avvertono.
va bene, tutto concesso.
ma posso ritrovarmi con il magone per una canzone di tiziano ferro?

(sgranando bestemmie china sui cd alla ricerca dei Deicide)

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20 September, 2006

Kafka across Europe

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 18:55

Across Europe

Mentre il Giappone dorme nel sogno artistico che l’occidente gli ha confezionato per dar sfogo all’aggressività, mentre Sissy Razzi spara un po’ di cazzate medievali giusto per farlo rizzare ai numerosi fondamentalisti della minchia (e lui stesso lo è= gioco masturbatorio?) il buon(?) kafkahigh continua la sua folle corsa verso l’ignoto. Non basta fare 4 ore al giorno di treno (minimo) ma la prox settimana (Parto Lunedì 25) mi aspetta una permanenza in hotel nella capitale, per andare a lezione e dare un esame. Riparto Venerdì , quindi il mio messaggio ai bloggatari romani (Zosimos mi senti?) (e dintorni… Voyage? Sogni? ) che volessero incontrarmi è : contattatemi via mail (xxxxxxxxx) e mandatemi il vostro numero di cellulare, così ci sentiamo e magari ci beviamo qualcosa. Avrei voglia di andare ad Ostia a vedere il monumento di Pasolini ma credo che resterà un pio desiderio giacchè durante il giorno sarò impegnato con le lezioni e il pomeriggio (dopo le cinque) mi sembra troppo poco per farlo. Sono stato a Roma l’ultima volta che avevo undici anni, ben ventidue anni fa e ovviamente non mi ricordo un cazzo. Ma non basta, la settimana dopo avrò una triangolazione interessante perchè Lunedì 2 Ottobre partirò presto da Torino, passerò una giornata a Milano e la sera partirò per Londra. Qui prenderò il primo treno per Guildford, ridente cittadina del Surrey , patria di Lewis Carroll e di Alan Turing , dove resterò per un’altra settimana di patimenti.
Che dire? Mi sono cacciato in un bel guaio. Ma per il momento va bene, finchè regge la salute, finchè dura il buonumore.
Alla cara Stee che si preoccupa per le mie vicissitudine dico: non preoccuparti, prima o poi mi fermerò, nel frattempo occupati del blog e sentiti a casa tua.

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