loro crescono e noi invecchiamo
cosa differenzia i piani su cui ciascuno di noi esercita la rispettiva esistenza gli uni rispetto agli altri? voglio dire, qual è il vero elemento distintivo delle persone?
il sesso, l’appartenenza etnica, la capacità di reggere l’alcol, la cilindrata dell’auto? e l’età?
difficilmente corrispondo - è sufficientemente generico, si capisce che non voglia limitare il discorso ai coinvolgimenti orizzontali - con persone molto più grandi di me. non so come mai, forse la vecchiaia mi intristisce, ad un certo punto la natura dovrebbe completare il ciclo, e dovremmo incamminarci nella foresta.
i rapporti umani con chi ha 10/20 anni in più attualmente in essere sono necessitati per il lavoro (e nell’ambito professionale l’età si impenna), e le linee guida possono ricondursi con buona approssimazione a: con riferimento alle donne certo fastidio (che credo mutuerò canalizzandolo nei confronti di giovani ninfe alle prime iniezioni di botox, penso sia un inevitabile effetto secondario della paralisi dei muscoli facciali), con riferimento agli uomini da una parte scetticismo nelle capacità professionali motivato soltanto dal minor numero cerchi nel fusto, dall’altro saliva.
in genere mi relaziono con coetanei. peraltro ultimamente ho a che fare spesso con giovani creature. saranno i miei gusti musicali da adolescente americano sociopatico.
e mi sento responsabile. soffro della sindrome del capobranco già di mio, avere il sangue più esperto e vecchio esacerba la pulsione a guidare le truppe.
mi vedranno come un essere millenario. come un insetto colato nell’ambra e grosso modo conservato.
sono questi i momenti in cui vorrei essere capace di intonare un blues.





