You feel like a bug!

31 January, 2007

loro crescono e noi invecchiamo

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 12:06

cosa differenzia i piani su cui ciascuno di noi esercita la rispettiva esistenza gli uni rispetto agli altri? voglio dire, qual è il vero elemento distintivo delle persone?
il sesso, l’appartenenza etnica, la capacità di reggere l’alcol, la cilindrata dell’auto? e l’età?
difficilmente corrispondo - è sufficientemente generico, si capisce che non voglia limitare il discorso ai coinvolgimenti orizzontali - con persone molto più grandi di me. non so come mai, forse la vecchiaia mi intristisce, ad un certo punto la natura dovrebbe completare il ciclo, e dovremmo incamminarci nella foresta.
i rapporti umani con chi ha 10/20 anni in più attualmente in essere sono necessitati per il lavoro (e nell’ambito professionale l’età si impenna), e le linee guida possono ricondursi con buona approssimazione a: con riferimento alle donne certo fastidio (che credo mutuerò canalizzandolo nei confronti di giovani ninfe alle prime iniezioni di botox, penso sia un inevitabile effetto secondario della paralisi dei muscoli facciali), con riferimento agli uomini da una parte scetticismo nelle capacità professionali motivato soltanto dal minor numero cerchi nel fusto, dall’altro saliva.
in genere mi relaziono con coetanei. peraltro ultimamente ho a che fare spesso con giovani creature. saranno i miei gusti musicali da adolescente americano sociopatico.
e mi sento responsabile. soffro della sindrome del capobranco già di mio, avere il sangue più esperto e vecchio esacerba la pulsione a guidare le truppe.
mi vedranno come un essere millenario. come un insetto colato nell’ambra e grosso modo conservato.

sono questi i momenti in cui vorrei essere capace di intonare un blues.

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29 January, 2007

Aerofetish

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 23:13

Shoeshine

Aeroporto di Monaco, ricordo poco tra la fretta di dover fare il check-in (ma quanta cazzo di gente viaggia per lavoro?) , finisco a svernare giusto mezz’ora fra le comode sedie del gate G64 , vicino ad un baretto con caffè espresso e possiblità di fumare e le cameriere che parlano italiano. Una meraviglia. Sembra già di stare a casa. Accendo il portatile e puff… carta di credito, quindici minuti di navigazione per 2 euro. Caro, sì ma vuoi mettere la figanza dell’operazione a googolare pazzamente? Chissà come mentre scivolavo per i corridoi ho avuto questa visione: una specie di trono di noce massello, largo tre metri e spesso uno. Al centro una specie di poltrona supercuscinatissima. Un businessman distratto legge il giornale mentre un lustrascarpe gli passa centomila cremine e spazzoli e spazzolini, e arnesi cronemberghiani sulle scarpe sicuramente pradate. Diofà sembrava una specie di altare barocco con ceselli e intarsi di radica di rosa. Mai vista una cosa del genere! E con quanta cura e dedizione il lustrascarpe si dedicava al suo tristo compito! Una visione allucinatoria sicuramente. Ma perchè non credere ai miei stessi occhi?
La riflessione da dietro viene presto alle labbra: ma chi è che al giorno d’oggi ha bisogno di un lustrascarpe? E perchè poi? Non è che tutto questo fosse una specie di gioco sessuale/sensuale assolutamente trasparente proprio perchè già sotto gli occhi di tutti?
Direste che mi faccio di vernice da scarpe… Lo direi anch’io.

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27 January, 2007

acquisti a metraggio nei colori in abbinamento con le pareti (ma come si linkano i blog?)

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 10:38

“Il gioco è facile: si deve prendere il primo libro che capita a tiro, aprirlo a pagina 123, saltare le prime 5 righe e riportare le successive tre. Fine. Bah.
Visto che proprio non capisco il senso di questo gioco, io rilancio: si deve indovinare il titolo del libro” (scusa www.italianpsycho.net se ti copio pedestremente, ma sei comodo nello svolgere spiegazioni senza farmi sudare).
www.astrognauta.net mi coinvolge nell’ilare gioco sopra indicato. eccomi.

1. […] un pochetto però il riccetto tornò di corsa, e si vide alduccio
che riprendeva a spiegare curvo tra le stanghe.
“l’avemo fatto annà avanti da solo a a’ maranella” […]

2. […] quasi attraverso la nebbia scorsi giatone, in piedi
all’angolo di una viuzza, e subito mi lanciai verso di lui.
per prima cosa domandai a quel caro amichetto[…]

3. […] ma si questo passo dove si va? è questo che vorresti sapere.
non c’è più modo di guadagnarsi onestamente la vita.
a lavorare la terra si va in malora. ve lo chiedo a voi: dove si va a finire? […]

e diamoci sfoggio…chissà perché pagina 123, in quanto numeri sequenziali sulla tastiera?
per la disciplina lancio dell’onere si presentino in pedana (per ora ne ho due, il terzo indirizzo è chissà dove da qualche parte in un posto diverso da dove sono ora, ma dovrei rimediare lunedì):
http://outsiders.splinder.com/
http://korben.ilcannocchiale.it/

andate e riproducetevi, che io vado in missione a trovare un’allestimento degno per la festa di stasera.

update: http://buonline.splinder.com/
(lo so, lo so salvo che ti sei consumato a scrivermi il bugiardino di guida all’inserimento del link, è che non ho ancora studiato, ma puoi dire giuro oggi lo faccio)

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26 January, 2007

basta insistere

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 9:46

e faticosamente, dopo un frugale e scorrettissimo dal punto di vista di scienza alimentare pasto alcolico conquistato a fatica attorno al bancone dell’aperitivo della drogheria (per gi extramoenia: gioioso cocktail bar nella piazza centrale di torino, affacciati sul palco in fase di montaggio, infestato di universitari, e la connotazione negativa è da attribuire soltanto all’invidia e alla nostalgia bastarda), i valorosi reduci di un pomeriggio di tempesta ed impeto vengo-non vengo-ma mi si nota di più se vengo o se non vengo, alla fine, samuel.
certo la volta aperta del cielo non si presta particolarmente a dare risalto al loro genere musicale, ma è stato piacevole.
l’inglese di quest’uomo è imbarazzante, come gli arpeggi delle dita sulla chitarra. ma, per quanto mi riguarda, con quella gola può dire quel che gli pare.
la stee è stata anche ripresa, saltellante per il processo di assideramento con gli spasmi educatamente a tempo (è tutta lì la classe) e confido di decorare qualche tg regionale.
e stamani (anzi adesso, anzi ca**o è tardi) assisto ad un bel convegno sulla riforma dei contratti pubblici. mh. spero di trovare una giacca non troppo stropicciata mentre corro verso l’ascensore.

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25 January, 2007

Lupo Solitario

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 21:35

Mi guardo allo specchio e… sembro mio padre. Una versione (ancora per poco) giovane di mio padre. Trenta centimetri…di neve per terra, faccio fatica ad incedere con il mio passo da brutto anatroccolo. Ieri sera mi sono inoltrato nella tempesta, per quasi un chilometro. E’ brutto quando il sentiero spazzato si assottiglia sempre di più fino a sparire e la neve ti succhia via le scarpe, o almeno questa è la sensazione. Eh sì, un freddo ziocane! Io e le battute che non fanno ridere, io e la mia sporta della spesa marchiata “Lidl”. La cassiera (a cui non dico altro che Guten Abend e Danke) stasera ha avuto il coraggio di prendere la banconota da cinque che le avevo appena dato, portarsela in alto , come se volesse guardarci attraverso, accarezzarla un po’, per saggiare che non fosse falsa e poi riporla. Io che non riesco a fare amicizia con nessuno ma soprattutto io che non me ne frega niente. Hahaha! Poi di notte ho avuto questo sogno in cui un roscio malpelo mi faceva l’occhietto passerotto ed io lo difendevo da un tizio che voleva picchiarlo hey what the fuck are you doing? La birra, il salame di tacchino, dei salsicciotti Leverwurst che ti lasciano il sapore del sangue in bocca. Un’arancia che ho sbucciato in bagno perchè lì c’è il cestino e posso metterci la buccia. La connessione va e viene. Studio, prendo un caffè, vado giù e fumo una sigaretta davanti all’albergo. Mi piace sentire tutto questo freddo che mi sveglia.
Dalla mia valigia fa capolino Goffredo Parise e mi porta via … un po’ tra le pagine de ‘Il prete bello’. Avete mai sentito l’odore particolare che c’è a casa di un sarto?
Insomma domani ritorno ma ogni volta mi manca un pezzo e sto pericolosamente avvicinandomi al momento in cui non ci sarà più niente da riportare a casa.

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grandi manovre

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 16:37

talvolta io mi domando come facessero ad organizzare le invasioni dei paesi, che le invasioni devono essere una questione ben complicata da gestire, in particolar modo quando magari neppure disponi di un telefono ma di uomini con i calzari armati di pergamente e molta fantasia e coraggio (e buona salute, ci si sarà augurato) per i contatti da parte a parte, se già stabilire di uscire una sera tra 4 persone in costante e quotidiana frequentazione comporta difficoltà logistiche insormontabili.
davanti ad una domanda secca “Motel connection giovedì sera?”, in evasione della quale razionalmente sarebbero concepibili due risposte - sì / no - un vortice risucchiante di posizioni.
- credo di sì ma devo vedere che forse passa mia cugina a (e aggiungere a piacere un’attività fuori da ogni logica che questa amabile parente deve necessariamente prestare esattamente quella sera lì).
- ma dai, ma i motel connection? ma che bello, mi piacciono un casino, non sai da quanto li volevo vedere… (e quindi tu li conti. salvo il chiarimento, al momento di quando comunichi l’orario di ritrovo, che ‘no ma guarda, mica vengo, t’ho detto che mi piacciono non che ci sarei stato’).
- i motel connection? ma per forza? non possiamo fare altro? se si fa altro, vengo.
- te lo dico dopo.
questi ultimi sono i miei preferiti. che se domandi ma dopo cosa, cosa deve accadere di tanto importanza da diventare momento marcatore del calendario come la nascita di cristo, ribadiscono, aggravando il mistero se possibile, te lo dico dopo.
la pulizia, l’igiene della solitudine.
interroghi le voci nel cervello, poni la questione a maggioranza e poi via, senza neppure la necessità di darsi appuntamento.

(allo stato non è dato ancora comprendere chi andrà dove).

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