You feel like a bug!

19 July, 2007

vieni vicino alla finestra che ti vorrei parlare

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 9:30

gesti fatti solo per riempire il tempo necessario a liberare fuori le parole - aggiustarsi la piega della gonna, spingere indietro i capelli, cercare un posto neutro dove far riposare lo sguardo, come l’asciugamano altrui sulla sabbia bollente ancora lontana del bagnasciuga, prima di metterti gli occhi in faccia e cominciare a parlare.
sarebbe bastato per una esistenza produttiva e dignitosa, o forse felice, il tempo impiegato per capirci. messo continuativamente, c’è gente che nel mentre è anche morta.
non è un rapporto sequienziale, raggiunto un punto fermo lo si prende per acquisito e diventa un elemento stabile su cui darsi la spinta per proseguire. ma per niente. ricrolla tutto, con l’aggravante che ormai si è troppo lontani e si resta aggrappati con le dita bianche per lo sforzo sulla parete nuda, a inventarsi un equilibrio.
e l’affetto non e mai stato messo in discussione, stancamente. come ribadire il senso di scorrimento del sangue, si sa, si conosce, non occorre averne costante coscienza perché prosegua dove è giusto che vada.
ma il fatto di volere bene ad una persona comporta come conseguenza inevitabile e autonoma di averci un rapporto?
non ti sembra che l’essere complici e sguaiatamente felici siano episodi diluiti fino a rompersi nello sforzo fisicamente stremante di comprendersi e mediare a capire e aspettare e perdonare e tacere reazioni e trattenere e negare la paura che
forse non è possibile, sarebbe bello ma non ci riusciamo?
e la frustrazione mi sgualcisce, tormentandomi le mani, perché è capitato che fossimo con le spalle appaiate, e anzi, è successo proprio quando non è costato alcuno sforzo.
pensando con una sola voce.

da un po’ riusciamo a consentirci accanto solo usando silenzio.

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15 July, 2007

All is full of love

Filed under: Diario — scritto da Kafkahigh @ 14:36

Antony

Be’ complice la compagnia, la serata, il profumo degli alberi , devo proprio dirlo: ieri sera son stato troppo bene al concerto combo di Antony & the Johnsons + Battiato + Subsonica (e altre scheggie impazzite minori, tipo le MAB). Avrei voluto abbracciare tutto il mondo, e forse anche ficcargli la lingua in bocca. Mercoledì ero anche andato a vedere Lou Reed , ma mi mancava il background necessario per poterlo apprezzare. Disorder, ci volevi te per fare la telecronaca, io sono troppo emozionale…

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13 July, 2007

identità maneggevole

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 8:50

mi piace fare la valigia. mi dà un senso di precarietà motivata, quanto meno l’essere sul punto di dovere andare via, poi, alla fine è anche vero.
ieri ho cominciato a preparala, disordinatamente.
non piego i vestiti, in valigia. non li piego proprio mai nella vita. quando li infilo li tendo, è un compromesso tra la loro forma autoctona e la mia alla fine quello che appare.
e non la smonto quando arrivo a destinazione, che la permamenza sia di due giorni che sia di un mese, la lascio con gli intestini esposti, rimestata. voglio vederne il contenuto solo guardandola, magari seduta sul letto.
io a casa mi vesto così, apro l’armadio e mi siedo sul letto. poi l’insieme si compie.
mi piace prepararmi per uscire, talvolta mi piace più di uscire. sotto musica coerente a quello che voglio diventare - è la notte per essere sangue e denti, quella di essere quel sorriso accennato che viene fuori quando ti spostano i capelli dagli occhi con due dita, la notte per non avere contorni nella stessa - e mi assemblo.
fare la valigia è prepararmi in prospettiva per un dato numero di allestimenti.
stasera parto.
bagaglio denso.

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6 July, 2007

con la porta aperta

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 8:57

buon giorno, benvenuti, non sostate sulla porta, ho una splendida vista fronte fine del mondo, prego, appena dopo il soggiorno con cucina abitabile.
non sentitevi in imbarazzo, la mia faccia è in distonia con gli accadimento attuali, ma capita che rotoli senza ordine, accordandosi all’insonnia di due mercoledì indietro e l’idea di partenza di domani.
però alzo il volume della musica, le armonie latine sono perfette per coprire colorato lo sporco, ritmano persino senza pudore l’istituzionalizzazione delle torture, e la gente sudamericana è sempre così allegra.
ma davvero non dovevate portarmi regali, tanto io non mangio, ho rovesciato le sedie sul tavolo, ogni tanto mormoro della frutta ma giusto per sentirmela viva sui denti.
ma voi mangiate pure, e sedetevi a terra, prendetevi il mio letto, con foga, stropicciate e vivete tutto, imprimetevi perché possa ritrovarvi a brandelli, domani, quando sarete andati via.
e prendete anche me, se vi piace. allargo le braccia, scopro i palmi arresi, vi lascio arrampicare.
mi basta soltanto che qualcuno dica il mio nome.

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5 July, 2007

io, io, io

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 8:59

che a me la vita non basta.
talvolta penso che potrei essere soltanto denti o dita che frugano e rubano le esistenze altrui. io le vorrei per me, come fossi più io anche in loro.
e non in termini di invidia in relazione a vite migliori, con riferimento al contenuto delle tasche e dietro agli occhi, perché mi trovo a voler possedere anche il momento in cui stringe il volante ricoperto di similpelle, in evidente assenza di aria condizionata, un ragazzo stanco alle 8 di mattina che porta il furgone con dentro sé a montare qualche vasca da bagno, un mercoledì di luglio, con il vano dell’autoradio vuoto che forse il suo datore di lavoro pensa che per montare le vasche non serva, la musica.
vivere molto di più, e coralmente, spezzata come la pioggia che si rompe sulla lente a contatto guardando il cielo rispondendosì ’sì, piove’, consapevolmente perché non sfugga niente, conducendo tutti i percorsi dei pensieri come una armonia che si coglie soltanto con l’orecchio assoluto.
con la stessa individualità ondivaga che si ha nella folla, gelosi di avere proprie gambe e mani distinte dagli altri ma con l’urgente obbligo di muoverele insieme, come ciglia di una sola creatura che reagisce al sole corrucciando, quando parte la melodia.
vorrei essere di più, ovunque, e poi non più, e di nuovo.
sopra tutto quello che amo, come una marea curatrice, al posto di quello che odio, coprire gli interstizi, sigillare le ferite.
vorrei non finire mai, fino ad allontarmi da me, diluirmi, e dimenticarmi.

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2 July, 2007

guardami adesso

Filed under: Diario — scritto da Stee @ 10:27

la contemporaneità nei sentimenti è così difficile.
anzi, forse è utopica.
perché le relazioni umane si reggono sullo scambio e quindi si finisce ad essere influenzati uno dall’altro. un gesto gratuito genera senso di colpa che motiva un surplus d’affetto che cagiona l’ansia del chiedersi perché l’altro reagisca così e se forse si sia amati più di quanto si ami.
un gorgo che si autoalimenta con la superbia di pensare di riuscire a leggere nella testa altrui.
nel credere che ci sia un solo significato in una situazione.
come quando si vede qualcuno che ci attrae, e si cerca di guardarlo senza farsi avvedere, ma al tempo stesso si è frustrati perché non cogliamo gli occhi di quello su di noi. magari anche l’altro sta facendo lo stesso e prova la medesima frustrazione.
e poi delle volte semplicemente non è il tempo per entrambi.
ed è così inefficiente,un irritante e inutile spreco di risorse, mentre sarebbe logico e quasi inevitabile il contrario, che prima mostri le spalle uno e dopo l’altro, che non si sia entrambi nello stesso momento unidirezionati.
se esistesse un ritmo chiaro a cui accordarsi, quello giusto.

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