27 dicembre
scalcio polvere e faccio posto qui, come a casa, due giorni che butto imballaggi, nastri - nella doppia accezione nastro semplice e nastro vomitato da gatto - carta da regalo, manuali di istruzioni, scontrini valevoli come garanzia bi e anche triennale, per scrivere due parole che sembra che siam morti tutti.
ok, non siam morti tutti, seppure a rischio, che nella mia famiglia gli atti anticonservativi (o quanto meno i tentativi) sono la prima causa di morbillosità, e sotto le feste la lascivia delle finestre aperte e dei flaconi di medicinali è esponenziale, mio padre mi chiama a tradimento ‘comestai’ penso soltanto per sentire se risponda. e viceversa.
comunque, dicevo, vivi e fieri, Salvo pure, mi ha scritto in preda a convulsioni alimentari in uno dei giorni durante i quali si articola l’orgia di cibo del natale.
sabato sera i soliti ladri acrobati che hanno imparato ad amarci e ci hanno visto crescere per mezzo delle foto salvate sui pc rubati a più riprese hanno tentato l’effrazione dalla mia stanza, ma un collega in studio ha opposto virile resistenza, e ora di tanto testosterone resta la segatura sul pavimento e la portafinestra incastrata ed io imprigionata fino all’arrivo dell’assicuratore. buon natale.
e dire che ci sarebbe anche il sole. non capita da giorni e non lo posso neppure vedere.





